L'AI nelle PMI
tra fondi e
mancanza di competenze.
Simest attiva un fondo da 200 milioni di euro per l'AI, ma i dati mostrano che il finanziamento da solo non basta. Il 63% dei datori di lavoro nel mondo vede nelle lacune di competenze un blocco importante, nonostante il 79,5% delle PMI italiane abbia almeno un livello base di intensità digitale.
Duecento milioni per l'adozione.
Il 21 settembre parte la misura Investimenti IA di Simest, da 200 milioni di euro. Lo strumento, gestito con la Farnesina, punta a sostenere l'internazionalizzazione delle imprese attraverso l'intelligenza artificiale. Il finanziamento prevede un tasso d'interesse dello 0,37% e una quota del 10% a fondo perduto.
L'accesso è aperto alle imprese che realizzano almeno il 3% del fatturato all'estero o che sono fornitrici di esportatori. È un tentativo di accelerare la competitività, ma investire nel software da solo non basta.
Sopra la media europea.
Il report di Deloitte, che cita i dati Eurostat, mostra un'Italia in progressione. Nel 2025, il 79,5% delle PMI italiane ha raggiunto almeno un livello base di intensità digitale. Questo dato è superiore alla media EU20, che si attesta al 72,8%.
L'identità digitale è ormai un'infrastruttura consolidata, ma non dice nulla sulla capacità di un'impresa di usare l'intelligenza artificiale. Tuttavia, l'intensità digitale di base non coincide automaticamente con la capacità di implementare sistemi AI complessi.
Per il 63% mancano le competenze.
Il Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum, pubblicato a gennaio 2025, evidenzia un paradosso: mentre la tecnologia avanza, le competenze non tengono il passo. Il 63% dei datori di lavoro indica i gap di competenze come una barriera importante alla trasformazione aziendale nel periodo 2025-2030.
Il rischio è che l'investimento finanziario non produca risultati perché manca la capacità operativa. Tra il 2025 e il 2030, si stima che il 39% delle competenze dei lavoratori verrà trasformato o diventerà obsoleto, richiedendo un massiccio piano di riqualificazione.
Cosa serve davvero oggi.
Le competenze più richieste non sono solo tecniche. Oltre all'AI e ai big data, i datori di lavoro cercano capacità di pensiero analitico, resilienza e flessibilità. A livello globale, sette aziende su dieci considerano il pensiero analitico una competenza essenziale nel 2025.
- Alfabetizzazione tecnologica: rappresenta la base necessaria per non essere esclusi dai processi automatizzati di domani.
- Sicurezza informatica: diventa fondamentale per proteggere i dati sensibili in un'economia basata su modelli di intelligenza artificiale.
- Gestione del talento: risulta necessaria per guidare la transizione del personale verso nuovi ruoli e nuove responsabilità.
Oltre il finanziamento.
Per un'impresa di venti persone, il fondo Simest è un'opportunità, ma non una soluzione. Senza un piano di formazione interna, il rischio è acquistare licenze software che rimangono inutilizzate.
A livello globale, l'85% dei datori di lavoro intende dare priorità alla riqualificazione della forza lavoro. Il passaggio critico non è l'acquisto della tecnologia, ma la capacità di descrivere i processi aziendali in modo che l'AI possa effettivamente automatizzarli.